“Mariella Burani Fashion Group. Storia di un crac” (Ediesse edizioni) è stato presentato ieri alla libreria Feltrinelli di via Manzoni – angolo Montenapoleone – a Milano, in concomitanza con la chiusura della Settimana della Moda. Alla presentazione, avvenuta davanti a un folto e qualificato pubblico, sono intervenuti, insieme agli autori Stefano Campani dell’Ufficio Studi Economici della Camera del Lavoro e Paolo Pergolizzi, direttore di Reggionline.com, Alessandro Zattoni, direttore dell’Area Strategia della Sda Bocconi, Andrea Colli, professore di Storia Economica alla università Bocconi, e Andrea Montanari del quotidiano Milano Finanza.
Dopo l’introduzione di Andrea Montanari, probabilmente il giornalista che a livello nazionale ha seguito con maggior attenzione e rigore le vicende del gruppo di Cavriago, Paolo Pergolizzi ha ripercorso la storia della maison di Cavriago, dai primi passi con Selene alle ultime tumultuose vicende che hanno portato al fallimento delle controllanti Burani Designer Holding, Burani Private Holding e Mariella Burani Family Holding e alla amministrazione straordinaria di Mariella Burani Fashion Group.
Stefano Campani ha descritto alcune delle operazioni più controverse del vecchio management, come le cessioni nel 2007 dei marchi Amuleti e Amuleti J a Newcombe Ltd. per circa 10 milioni di euro e la plusvalenza da 20 milioni di euro realizzata nel 2008 con l’acquisto di Mandarina Duck.
Alessandro Zattoni, autore della prefazione del libro, ha analizzato le differenze e le similitudini tra la governance di Mariella Burani Fashion Group ante amministrazione straordinaria e quella di aziende come Parmalat ed Enron, soffermandosi in particolare sulla “crescita non correlata”, cioè ottenuta mettendo assieme business tra loro non omogenei, che ha caratterizzato gli ultimi anni della gestione di Walter e Giovanni Burani.
Infine, Andrea Colli ha evidenziato la relativa anomalia della vicenda Burani nella storia del capitalismo italiano, dove non è usuale vedere “pocket multinationals” come il gruppo di Cavriago conoscere ritmi di crescita impetuosi grazie a un uso così massiccio della leva finanziaria. Tutti si sono trovati d’accordo sulle conclusioni dello stesso Andrea Colli: quando si fa ricorso al mercato finanziario per crescere, in assenza di un rigoroso ed efficace sistema di controlli, tutto dipende, in ultima istanza, dall’etica dell’imprenditore.






















